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Questo è il blog di Gianpaolo Marcucci: Wealth Advisor, Sociologo, Formatore e Consulente Olistico. Ha quattro lauree, due master e lavora al fianco del padre Gianfranco e del fratello Gian Luca che, insieme, da più di 50 anni si occupano di consulenza finanziaria, gestione patrimoniale, pianificazione familiare e successoria.

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Tutti sono rialzisti sui preziosi. JP Morgan, Goldman Sachs, Wells Fargo, Deutsche Bank — i target vanno da $5.400 a $6.300 per l’oro. Il consenso non è mai stato così unanime. E questo, per chi ha visto qualche ciclo, è esattamente il tipo di certezza che precede le sorprese.

Non sto dicendo che i preziosi scenderanno e basta. Sto dicendo qualcosa di più specifico: la sequenza con cui si muoveranno conta più della direzione finale. E la sequenza che vedo non è quella che la maggior parte degli investitori si aspetta.

Prima viene la fase che nessuno ha messo nel modello. Abbiamo appena visto un assaggio: a fine gennaio l’argento ha perso il 35% in un giorno, l’oro il 12%. Non è cambiato nulla nei fondamentali — nessun crollo della domanda, nessun accordo geopolitico risolutivo. Quello che è cambiato sono i margini: il CME è passato a requisiti percentuali, e il mercato si è trovato con leva da smaltire e tempo zero per farlo. L’argento, più sottile e più speculativo, ha amplificato lo stress. L’oro ha tenuto meglio, ma non è stato immune.
Ecco il punto: quella liquidazione non è necessariamente finita. Quando il margin debt è a livelli record, quando le posizioni speculative sono le più affollate della storia, e quando perfino gli asset “difensivi” vengono venduti per coprire margin call su altri mercati — siamo in una fase di riduzione della leva, non di investimento. In queste fasi gli investitori vendono quello che possono, non quello che vogliono.

Poi arriverà qualcosa che quasi nessuno noterà. La discesa smetterà di essere violenta. La volatilità si abbasserà. E — questo è il segnale vero — i preziosi smetteranno di fare nuovi minimi mentre il resto del mercato continua a scricchiolare. L’oro si stabilizzerà per primo, tornerà a comportarsi da base monetaria. L’argento seguirà, perché oltre a essere un metallo prezioso è un metallo industriale con un deficit strutturale al sesto anno consecutivo e una domanda fisica crescente da pannelli solari, data center e veicoli elettrici. E solo dopo, con settimane di ritardo, Bitcoin cambierà natura — smetterà di muoversi come un titolo tech con leva 3x e inizierà a rispondere alla liquidità globale.

Questo è lo scenario che pochi stanno considerando: non un rialzo lineare verso i $6.000 dell’oro e i $150 dell’argento come promettono le banche d’affari, ma una fase intermedia — forse settimane, forse mesi — in cui i preziosi e Bitcoin sembrano deludere proprio mentre tutti li danno per vincenti. Una fase in cui chi ha comprato sulla fiducia nel consenso si ritrova con posizioni in perdita e vende per frustrazione. E poi, concentrati in poco tempo, movimenti molto ampi nella direzione che i fondamentali strutturali indicavano da sempre: debasement monetario, acquisti record delle banche centrali, debito sovrano insostenibile.
Il punto non sarà prevedere un prezzo. Sarà riconoscere un momento preciso: quando i preziosi smettono di scendere mentre il resto del mercato resta incerto. Quello è il segnale che la leva è stata scaricata, il regime è cambiato — e il prossimo atto è iniziato.

Chi avrà avuto la pazienza di aspettare quel momento, con il cash pronto, si troverà a comprare quello che i fondi con leva hanno dovuto vendere per forza.

Queste sono considerazioni personali basate sulla mia lettura dei mercati e non costituiscono in alcun modo un consiglio di investimento.

Gianpaolo Marcucci — Wealth Advisor BG

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