GM Advisory

Advisors for generations

Questo è il blog di Gianpaolo Marcucci: Wealth Advisor, Sociologo, Formatore e Esperto di Geopolitica e Finanza. Ha quattro lauree, due master e lavora al fianco del padre Gianfranco e del fratello Gian Luca che, insieme, da più di 50 anni si occupano di consulenza finanziaria, gestione patrimoniale, pianificazione familiare e successoria.

info e consulenza: Gianpaolo.Marcucci@BancaGenerali.it

La guerra in Iran non è una guerra in Medio Oriente. È un’arma puntata contro la Cina.

Il 14 e 15 maggio Trump vola a Pechino per il vertice con Xi Jinping, il più importante negoziato economico dell’anno: tariffe, terre rare, Taiwan, microchip. Quattro settimane prima del vertice, gli Stati Uniti entrano in guerra con l’Iran, bloccano lo Stretto di Hormuz e impongono un blocco navale ai porti iraniani. Ecco trovato l’obiettivo strategico mancante a giustificare l’impantanamento.

Dallo Stretto di Hormuz passa il 49% del petrolio importato dalla Cina. Gli Stati Uniti, esportatori netti di energia, da lì importano il 2,5%. La guerra colpisce la Cina molto più di chi la combatte: quattro settimane di prezzi sopra i 100 dollari, raffinerie che rallentano, inflazione energetica sulla bilancia commerciale. Ma c’è un secondo bersaglio, più silenzioso. Il blocco navale impedisce all’Iran di esportare 1,5 milioni di barili al giorno. I serbatoi di Kharg Island — da cui passa il 96% dell’export iraniano — si stanno riempiendo. Quando saranno pieni, l’Iran sarà costretto a fermare le pompe. E nei vecchi giacimenti iraniani, fermare le pompe significa che l’acqua invade la roccia, la permeabilità collassa e fino a 15 miliardi di capacità produttiva annua spariscono per sempre. Trump allunga le scadenze diplomatiche non per generosità: sta aspettando che il calendario faccia il lavoro di una guerra.

Lo schema è doppio: si elimina un competitor energetico dal mercato globale senza bombardare i pozzi, e si arriva al tavolo con Xi avendo tolto alla Cina il suo fornitore più scontato e reso più prezioso il gas americano. Non è una guerra in Medio Oriente. È il riscaldamento per la partita in Estremo Oriente.

Gianpaolo Marcucci

Posted in

Lascia un commento